domenica 11 gennaio 2009

Sulla guerra (di Gaza) la Chiesa si esprime... in silenzio


Fa bene la Chiesa a mantenere "un ruolo di esclusiva testimonianza morale, sempre e comunque" (queste le parole di E. Galli Della Loggia sul Corriere di oggi) nel giudicare i diversi conflitti che affliggono il mondo?

Quanto può incidere il fatto di ribadire l'immoralità, l'oscenità di ogni guerra, mantenendo una posizione di sostanziale neutralità nei confronti delle parti, rispetto al tentativo di discernere, nella pur tremenda realtà, con parole sagge ed equilibrate, ma nello stesso tempo chiare ed inequivocabili, il bene dal male, la verità dalla menzogna, la ragione dal torto, la giustizia dall'ingiustizia?

Scandire esclusivamente, sebbene con forza, parole pacifiste significa sempre tendere al Bene? O piuttosto si rischia di perdere di vista chi delle parti in causa è quella che lotta nel giusto?


In sostanza, dovrebbe la Chiesa scegliere di difendere la verità anche se si parla di guerre (tanto più se guerre a sfondo religioso) e non solo di problemi di ordine teologico? La Chiesa certamente deve invocare la pace, deve rivendicare una volta su tutte, e non è mai troppo, che ogni guerra è tremenda e atroce e che andrebbe evitata e che l'amore e non l'odio dovrebbe muovere gli interessi degli uomini, ma detto questo, presa coscienza che il mondo è ben lontano (ahimè) dal seguire questi consigli, potrebbe aggiungere qualcosa di più? Per coerenza e in nome della verità, appunto.

7 commenti:

Freemind ha detto...

Ciao Fabio, secondo me la Chiesa meno parla meglio è... la Chiesa non deve fare politica, ma istruire i soui fedeli rispetto ai cosiddetti "problemi teologici", come li chiami te, cioè in sostanza fare catechismo...

|FF| ha detto...

Urca! Mi aspettavo che freemind fosse un pò più "free" anche rispetto agli altri, anche se questi si chiamano Chiesa cattolica o Vaticano. Il Papa parla sia a nome dei suoi fedeli che come massima autorià dello Stato del Vaticano. Poi "fare politica" può voler dire tutto e niente. Se io commento un fatto, una legge, una guerra, sto facendo politica?

Neo.con ha detto...

Benedetto XVI è stato molto chiaro ed inequivocabile: non ti dice niente Ratisbona?

|FF| ha detto...

Si è vero, ma io non metto in discussione la chiarezza dell'attuale Papa, tanto meno la sua lectio magistralis a Ratisbona, ma io mi chiedevo se la Chiesa in generale, possa adottare una linea politica diversa, diciamo un pò più chiara e decisa rispetto a quella fin'ora tenuta riguardo ai conflitti mondiali.

Freemind ha detto...

eheh......cosa vorresti che dica: "Avanti israele bombardali tutti!!.." ???

|FF| ha detto...

Freemind, non c'è la possibilità di una via di mezzo un pò più ragionevole e fondata...?

Giorgio Crespi ha detto...

Anche il parroco cattolico di Gaza è "la Chiesa" oppure no? Perchè in tal caso sull'argomento è stato assolutamente chiaro: trattasi di "crimine contro l'umanità".
Può un cattolico esprimere un concetto diverso da questo di fronte al massacro di oltre quattrocento bambini in poco meno di un mese?

Forse la Chiesa dovrebbe parlare meno. Ma esprimersi sull'uccisione premeditata di bambini non è per nulla "fare politica": è innanzitutto un "problema teologico". Che sta a cuore alla Chiesa e alla coscienza del singolo credente.

Non si tratta di stare con Israele o con Hamas, ma dalla parte dell'uomo sofferente, sempre e comunque.

Cordialmente.